Il percorso discografico nasce dal desiderio di esplorare le infinite sfumature espressive dell’arpa, intrecciando la tradizione popolare, la ricerca colta e la narrazione geografica ed emotiva. Ogni album rappresenta una tappa di un viaggio sonoro in continua evoluzione.
Per secoli siamo state lo strumento degli angeli. Se c’era una dolce principessa, lì eravamo noi. E per ogni ruscello, fonte, bosco di tenere foglie, per ogni mormorio, per ogni leggera onda del mare, ecco che eravamo noi a suonare. Abbiamo perso un’occasione quando Nerone voleva cantare sull’incendio di Roma: ci è andata nostra cugina Cetra. Bene: da oggi la musica cambia. Basta con la dolcezza. Noi abbiamo ritmo, amiamo il jazz, il pop e anche il rock, vogliamo suonare per i videogame e per l’elettronica. Abbiamo chiuso con il passato: noi siamo diverse, aggressive. Siamo angry: Angry Harps!
“Mirando al Sur” è un viaggio tra due continenti, l’Europa e l’America Latina, un itinerario musicale attraverso le corde dell’arpa ed i colori della tradizione popolare. Facendo risuonare ritmi di tarantella, joropo, cueca, tango e chàmame, l’arpa antica, detta gesuita, del Paraguay e quelle folk di derivazione celtico-irlandese ridanno voce alle tradizioni musicali dell’Italia meridionale e del Sud America.
Per secoli siamo state lo strumento degli angeli. Se c’era una dolce principessa, lì eravamo noi. E per ogni ruscello, fonte, bosco di tenere foglie, per ogni mormorio, per ogni leggera onda del mare, ecco che eravamo noi a suonare. Abbiamo perso un’occasione quando Nerone voleva cantare sull’incendio di Roma: ci è andata nostra cugina Cetra. Bene: da oggi la musica cambia. Basta con la dolcezza. Noi abbiamo ritmo, amiamo il jazz, il pop e anche il rock, vogliamo suonare per i videogame e per l’elettronica. Abbiamo chiuso con il passato: noi siamo diverse, aggressive. Siamo angry: Angry Harps!
“Mirando al Sur” è un viaggio tra due continenti, l’Europa e l’America Latina, un itinerario musicale attraverso le corde dell’arpa ed i colori della tradizione popolare. Facendo risuonare ritmi di tarantella, joropo, cueca, tango e chàmame, l’arpa antica, detta gesuita, del Paraguay e quelle folk di derivazione celtico-irlandese ridanno voce alle tradizioni musicali dell’Italia meridionale e del Sud America.
Espande la cifra stilistica del progetto originario verso la dimensione della musica legata alle festività natalizie. Intreccia tradizione popolare di diverse nazioni europee con incursioni nella musica colta. Il percorso spazia dalla solennità barocca del Largo dall’Inverno di Vivaldi fino ai canti natalizi della tradizione inglese, irlandese e gallese, arricchendosi di classici intramontabili. Non manca un prezioso sguardo contemporaneo grazie alla traccia Onde, composta appositamente per questo progetto. Un tappeto sonoro in cui l’arpa guida l’ascoltatore in un cerchio di armonie che celebrano la magia del Natale.
Espande la cifra stilistica del progetto originario verso la dimensione della musica legata alle festività natalizie. Intreccia tradizione popolare di diverse nazioni europee con incursioni nella musica colta. Il percorso spazia dalla solennità barocca del Largo dall’Inverno di Vivaldi fino ai canti natalizi della tradizione inglese, irlandese e gallese, arricchendosi di classici intramontabili. Non manca un prezioso sguardo contemporaneo grazie alla traccia Onde, composta appositamente per questo progetto. Un tappeto sonoro in cui l’arpa guida l’ascoltatore in un cerchio di armonie che celebrano la magia del Natale.
Il primo disco rappresenta un viaggio itinerante e affascinante nel cuore della musica celtica e tradizionale, concepito come un cerchio che unisce epoche, geografie e culture diverse attraverso le vibrazioni delle corde. Il programma si snoda con naturalezza tra marce storiche, struggenti air e vivaci sequenze di danze, attingendo a piene mani dal vasto patrimonio tradizionale irlandese, scozzese e gallese.
All’interno di questo mosaico sonoro, in cui risuonano classici senza tempo come la Marcia di Brian Boru, Carrickfergus e la celebre Greensleeves, trovano spazio anche i tocchi raffinati di Turlough O’Carolan (Carolan’s Concerto, Carolan’s Welcome, Carolan’s Air) e momenti di intensa evocazione poetica e narrativa (The Minstrel Boy, Londonderry Air). È un’opera che ricompone i frammenti di un immaginario antico, restituendoli con una freschezza e una sensibilità capaci di evocare antiche corti, verdi vallate e atmosfere senza tempo.
Il primo disco rappresenta un viaggio itinerante e affascinante nel cuore della musica celtica e tradizionale, concepito come un cerchio che unisce epoche, geografie e culture diverse attraverso le vibrazioni delle corde. Il programma si snoda con naturalezza tra marce storiche, struggenti air e vivaci sequenze di danze, attingendo a piene mani dal vasto patrimonio tradizionale irlandese, scozzese e gallese.
All’interno di questo mosaico sonoro, in cui risuonano classici senza tempo come la Marcia di Brian Boru, Carrickfergus e la celebre Greensleeves, trovano spazio anche i tocchi raffinati di Turlough O’Carolan (Carolan’s Concerto, Carolan’s Welcome, Carolan’s Air) e momenti di intensa evocazione poetica e narrativa (The Minstrel Boy, Londonderry Air). È un’opera che ricompone i frammenti di un immaginario antico, restituendoli con una freschezza e una sensibilità capaci di evocare antiche corti, verdi vallate e atmosfere senza tempo.